Vittorio

Milano, la second life di Vittorio Oleotti: dai videogiochi alle camicie fatte su misura

L'idea è nata da un vezzo personale, ma è stato possibile svilupparla grazie alle doti da manager. Solo tessuti naturali e italiani, solo bottoni di madreperla, un lavoro alla costante ricerca della perfezione.
di SANDRA BONZI

Se dovessi definire a parole che cosa voglia dire esattamente “essere rock” non saprei farlo, ma appena incontro Vittorio Oleotti capisco di avere di fronte a me la risposta. Perché solo uno dall’anima sinceramente rock può passare circa trent’anni della propria vita tra videogiochi e telefonia, e poi finalmente aprire “la bottega” — come la chiama lui — dei suoi sogni: una professionalissima camiceria uomo-donna su misura. Il tutto, ovviamente, senza perdersi mai un concerto dei Rolling Stones.

Vittorio Oleotti, classe 1956, è uno che sfugge a qualsiasi definizione. In lui convivono serenamente così tante anime che ogni volta che credo di averne individuato la struttura portante, lui mi sorprende, scombina le carte estraendo dal cappello una passione o un pezzo di vita che mal si concilia con il resto del puzzle che avevo fin lì tentato di comporre. Ci rinuncio. Proverò ad arrivare a Vittorio giocando di pennellata, seguendo i dettami degli espressionisti.

Vergine-ascendente-Capricorno, capello brizzolato, barbetta e orecchini, mi accoglie di primo mattino con un cappuccio fumante, una camicia coloratissima e una parlantina insostenibile per chi - come me - ha la pressione bassa. D'altronde lui ha già macinato la sua dose di chilometri che stanno tra casa (Varese) e lavoro (Milano). Faticoso? "Un po', ma quando mi sveglio apro la finestra, vedo il lago, accompagno Greta e Marco (14 e 11 anni) a scuola e la giornata inizia bene".

Nato a Milano, i suoi primi anni di vita li passa in via Fontana, poi si trasferisce a Landriano, seimila anime sulla sponda del Lambro in provincia di Pavia, dove mamma Angela e papà Cleto hanno un laboratorio di assemblaggio di occhiali. "Ai tempi non c'erano le griffe e i miei rifornivano gli ottici". L'infanzia la passa giocando a calcio all'oratorio ("La gioia più grande era ricevere a settembre le nuove scarpette! "), poi alle medie incappa in Elvis The Pelvis e non riuscirà mai più a concepire la vita senza una colonna sonora. "Scopro il rock e da quel momento dilapiderò prima le mie paghette in dischi alla fiera di Senigallia, poi grandi fette dei miei stipendi in concerti".
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Milano, la second life di Vittorio Oleotti: dai videogiochi alle camicie fatte su misura

L'idea è nata da un vezzo personale, ma è stato possibile svilupparla grazie alle doti da manager. Solo tessuti naturali e italiani, solo bottoni di madreperla, un lavoro alla costante ricerca della perfezione.
di SANDRA BONZI

Se dovessi definire a parole che cosa voglia dire esattamente “essere rock” non saprei farlo, ma appena incontro Vittorio Oleotti capisco di avere di fronte a me la risposta. Perché solo uno dall’anima sinceramente rock può passare circa trent’anni della propria vita tra videogiochi e telefonia, e poi finalmente aprire “la bottega” — come la chiama lui — dei suoi sogni: una professionalissima camiceria uomo-donna su misura. Il tutto, ovviamente, senza perdersi mai un concerto dei Rolling Stones.

Vittorio Oleotti, classe 1956, è uno che sfugge a qualsiasi definizione. In lui convivono serenamente così tante anime che ogni volta che credo di averne individuato la struttura portante, lui mi sorprende, scombina le carte estraendo dal cappello una passione o un pezzo di vita che mal si concilia con il resto del puzzle che avevo fin lì tentato di comporre. Ci rinuncio. Proverò ad arrivare a Vittorio giocando di pennellata, seguendo i dettami degli espressionisti.

Vergine-ascendente-Capricorno, capello brizzolato, barbetta e orecchini, mi accoglie di primo mattino con un cappuccio fumante, una camicia coloratissima e una parlantina insostenibile per chi - come me - ha la pressione bassa. D'altronde lui ha già macinato la sua dose di chilometri che stanno tra casa (Varese) e lavoro (Milano). Faticoso? "Un po', ma quando mi sveglio apro la finestra, vedo il lago, accompagno Greta e Marco (14 e 11 anni) a scuola e la giornata inizia bene".

Nato a Milano, i suoi primi anni di vita li passa in via Fontana, poi si trasferisce a Landriano, seimila anime sulla sponda del Lambro in provincia di Pavia, dove mamma Angela e papà Cleto hanno un laboratorio di assemblaggio di occhiali. "Ai tempi non c'erano le griffe e i miei rifornivano gli ottici". L'infanzia la passa giocando a calcio all'oratorio ("La gioia più grande era ricevere a settembre le nuove scarpette! "), poi alle medie incappa in Elvis The Pelvis e non riuscirà mai più a concepire la vita senza una colonna sonora. "Scopro il rock e da quel momento dilapiderò prima le mie paghette in dischi alla fiera di Senigallia, poi grandi fette dei miei stipendi in concerti".
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